Argentina – Cile, la Patagonia dei sogni e le Cascate di Iguazù

 

“Il sole tramonta a ovest, si inabissa nel Pacifico, e i suoi ultimi riflessi proiettano sulla candida pampa l’ombra del Patagonia Express che si allontana in senso contrario, verso l’Atlantico, là dove iniziano i giorni.” 

Luis Sepulveda

 

 

La sconfinata pianura della Patagonia dove si può viaggiare per decine di chilometri senza incontrare insediamenti umani, le vette innevate delle Ande, i laghi ed i ghiacciai, i Guanachi ed i Puma, il vento che soffia sempre vigoroso; terra straordinaria dove non si riesce a smettere di essere meravigliati ad ogni cambio di panorama. Poi a nord, al confine tra Argentina, Brasile e Paraguay, per ammirare cascate che sembrano disegnate dallo sceneggiatore di Avatar. Ecco il diario di un viaggio indimenticabile.

16 giorni, 3 partecipanti, organizzazione interamente “fai da te”

Costo a partecipante 3000 Euro 

Voli: Iberia per la tratta Bologna – Madrid – Buenos Aires andata e ritorno. Aerolineas Argentinas per i voli Buenos Aires – Ushuaia, Ushuaia – El Calafate, El Calafate – Iguazù e Iguazù – Buenos Aires

 

Notizie Utili

Salute:niente da segnalare. Nel nord (Iguazù) non abbiamo visto ne sentito zanzare, potenziali pericoli di trasmissione di malattie tropicali

Visti: non sono richiesti visti 

Documenti: necessario il passaporto

Sicurezza: nel nostro itinerario, solo a Buenos Aires abbiamo ricevuto raccomandazioni da gente del posto di evitare zone e strade particolari nelle ore buie. Nei giorni precedenti il nostro arrivo, una aggressione ad un turista svizzero in pieno centro si è concluso con il grave ferimento dello sventurato, e questo episodio era l’argomento di discussione dei “Talk Show” televisivi. In tutte le altre città, assolutamente nessun problema.

Moneta: la moneta ufficiale in Argentina è il Peso (ARS, spesso lo si trova scritto $)  al momento attuale 1 Euro vale 43 ARS. In Cile la moneta è il Peso Cileno (CLP, anche per questo si usa il simbolo $), al momento attuale 1 Euro vale 780 CLP. Meglio avere valuta locale per i taxi e le bancarelle, ma quasi tutti  accettano dollari o euro, spesso indicando il cambio che viene praticato. Per quanto riguarda le carte di credito vengono accettate negli hotel ed in alcuni ristoranti, ma è sempre meglio chiedere prima; infatti, la tassazione per gli esercenti è del 12%, e le piccole attività spesso non le accettano. Più accettata la carta di debito (le prepagate). Quando si prevela all’ ATM, tenere presente che per un prelievo massimo di 2000 ARS (circa 50 Euro) la commissione da pagare è di 230 ARS (più di 5 euro, il 12%). Le mance sono ben accette.

Fuso orario: Argentina e Cile hanno GMT -3, quindi 4 ora in meno rispetto all’Italia.

Elettricità: le prese sono a due lamelle oblique; negli hotel se ne trovano di adattabili alle europee, ma è meglio avere un adattatore

Diario di viaggio

Sabato 22 Dicembre: Volo Iberia partenza da Bologna per Madrid, cambio aereo e partenza per Buenos Aires

Domenica 23 Dicembre: arrivo a Buenos Aires (aeroporto Pistarini – EZE) alle 08.30. Preleviamo all’ATM 2000 ARS (50 euro, cifra massima per operazione, con spesa di commissione del 12%) e prendiamo il taxi per il centro. Check in all’Ibis Hotel Obelisco, e per fortuna ci danno subito le camere nonostante sia mattina presto. Cambio d’abiti (ci sono 30°) e si parte a piedi.  Il nostro itinerario passa dall’Obelisco, che svetta nella gigantesca Avenida 9 de Julio, larga 140 metri. Proseguiamo poi verso il Microcentro, la Calle Florida, strada pedonale piena di bancarelle e negozi. Arriviamo poi a Plaza de Mayo, sulla quale si affacciano la Casa Rosada, la Cattedrale ed il Cabildo. Proseguiamo poi verso San Telmo, che di domenica si anima più del solito con la fiera dell’antiquariato, con bancarelle e venditori di ogni tipo. Il viaggio comincia a farsi sentire, rientriamo in hotel per un riposino prima di andare a cena, dove facciamo il primo incontro con la celebre carne argentina al ristorante “Las Cañas”; una “Entraña” eccellente, con salsa Chimichurri. Oltre alla carne siamo cotti anche noi, a letto. 

“La storia di Buenos Aires sta scritta nel suo elenco telefonico.” dice Chatwin, ed è vero; italiani, tedeschi, immigrati da varie parti del mondo hanno cercato fortuna nell’America meridionale, e lo si legge nei nomi delle insegne.

Lunedì 24 Dicembre: sveglia all’alba, trasferimento in taxi verso l’Aeroparque Jorge Newbury, l’aeroporto cittadino per i voli interni. Partenza per Ushuaia, Terra del Fuoco, dove arriviamo dopo 3.30 ore di volo verso sud. Siamo nella città più australe del mondo, ed infatti quasi tutti i nomi delle attività finiscono per “…fin del mundo”. Andiamo subito al nostro B&B, il Mysten Kepen, molto carino. Il ragazzo alla reception è un vulcano di informazioni, ci prenota l’uscita in barca per il pomeriggio ed il trasferimento per il Parco Nazionale del giorno dopo, perfetto. Abbiamo un po’ di tempo prima di imbarcarci, quindi andiamo ad esplorare la città più a sud del mondo. Il “centro” si sviluppa intorno alla via principale, con bei negozi e ristoranti, e anche il lungomare è molto suggestivo, con le montagne innevate tutto intorno. Alle 15.30 siamo al porto, recuperiamo i biglietti per l’escursione e andiamo a navigare nel Canale di Beagle; la barca si avvicina alle isolette per consentire di ammirare-fotografare gli abitanti, cioè cormorani, leoni marini e pinguini. Tappa finale il Faro Les Éclaireurs, chiamato ovviamente il “Faro de la fin del mundo”. In realtà, il faro citato nel romanzo di Jules Verne è a qualche centinaio di km più a est, ma non stiamo a sottilizzare… Dopo la bella navigazione (quasi 3 ore) rientriamo per la cena, e qui altra gradita sorpresa. Il ristorante suggeritoci è “El viejo marino” dove facciamo subito amicizia con una prelibatezza locale, la Centolla, un enorme granchio simile alla Granceola; successo strepitoso da leccarsi i baffi. Dopo cena, passeggiata nel centro (tanto c’è luce fino alle 22.30).

Martedì 25 Dicembre: il minibus ci preleva direttamente al B&B, direzione Parque Nacional Tierra del Fuego: scendiamo ad una delle prime fermate, la Ensenada Zaratiegui, per proseguire a piedi sul sentiero litoraneo che costeggia il Canal Beagle. Arrivati al centro visitatori, spuntino e si prosegue verso la “Castorera”, un sentiero che costeggia un torrente nel quale i castori, importati per sbaglio molti anni fa, si sono dati da fare ed hanno modificato l’ambiente con le loro geniali dighe. Raggiungiamo poi Bahia Lapataia; oltre al bel panorama circostante, si tratta soprattutto di un luogo geografico, in quanto qui termina la Ruta Nacional n°3, a 3079 km da Buenos Aires, e 17848 km dal punto in cui nasce, in Alaska. Verso sera, rientriamo con i minibus ad Ushuaia, doccia e usciamo per la cena. Ops; oggi è il giorno di Natale, tutto chiuso! Finalmente riusciamo a trovare un tavolo al “La cantina fueguina da Freddy”; cena non indimenticabile, ma non c’erano molte alternative.

Mercoledì 26 Dicembre: trasferimento in aeroporto, volo per El Calafate. All’aeroporto prendiamo l’auto a noleggio prenotata dall’Italia (infatti sono esaurite), insieme ai documenti necessari per il passaggio in Cile, e ci lanciamo nella mitica Ruta 40, l’equivalente sudamericano della Route 66 USA, che attraversa tutta la Patagonia da nord a sud. Vista la penuria di distributori di benzina, facciamo il pieno prima di passare il confine ed entriamo in Cile. La nostra meta è il Parque Nacional Torres del Paine, e dopo un bel po’ di sterrato arriviamo all’hotel scelto. Il nome dice tutto; “Hosteria Mirador del Paine”; la vista è incredibile, ed oltre al laghetto confinante con la Estancia, si erge il massiccio definito dagli amanti del trekking il più affascinante d’America, e la sua fama è assolutamente giustificata. La struttura è composta da alcune casette nelle quali vi sono le camere, la nostra ovviamente vista montagna, mentre nella casetta centrale c’è la reception ed il ristorante. Intorno all’Estancia, oltre ai cavalli ed il bestiame al pascolo, ci sono solo Guanachi; spettacolo! Cena eccellente in hotel, e godimento della vista sia in giro che dalla camera.

 Giovedì 27 Dicembre: oggi finalmente si fa la conoscenza di questo splendido massiccio; entriamo in macchina a Laguna Amarga, acquistiamo i biglietti e proseguiamo per il parcheggio dell’hotel Torres. Da qui inizia un trekking di 4+4 ore, piuttosto duro, che però conduce ai piedi delle torri; la vista è quella che si vede qui sotto. 

Venerdì 28 Dicembre: oggi avremmo dovuto tornare nel parco per vedere altre cose, raggiungibili in auto, come il Lago Grey, ma il tempo è bruttino, e soprattutto la visibilità è pessima, le nuvole basse nascondono la montagna e le previsioni sono negative. Decidiamo allora di riattraversare il confine e tornare a El Calafate. Ottima scelta, infatti arriviamo nella graziosa città argentina nel primo pomeriggio, c’è il sole e dopo aver fatto il check in alla Hosteria Posada Karut Josh, restituiamo l’auto e usciamo per una passeggiata nel vivace centro, e nella rilassante Laguna Nimez, un’oasi acquatica che ospita miriadi di uccelli tra i quali i fenicotteri rosa, che possono essere ammirati da vicino. Qui dobbiamo aprire una parentesi sui gestori della Posada, Claudia, argentina di Buenos Aires, e Federico, originario di Como, scrittore, musicista ed ottimo cuoco. Dire che ci siamo sentiti a casa nostra, tra amici di vecchia data, sarebbe riduttivo. Due persone squisite, come squisiti sono stati i piatti che abbiamo gustato a cena. 

Sabato 29 Dicembre: bus già prenotato direzione El Chalten, la capitale dell’escursionismo per gli amanti del trekking sul lato argentino, nella parte settentrionale del Parque Nacional Los Glaciares, mentre nel lato cileno si chiama  Bernardo O’Higgins. Le tre ore di viaggio sulla mitica Ruta 40 si concludono con l’ultimo rettilineo che sembra andare a sbattere contro lo splendido Monte Fitz Roy, che nell’occasione si mostra quasi sgombro da nubi, evento raro. Il suo vero nome infatti, datogli dagli indios Tehuelche, era appunto El Chalten, “montagna che fuma”, credendolo un vulcano. Dopo l’interessante presentazione fatta dai rangers al centro visitatori, raggiungiamo la nostra Hosteria Infinito Sur. Appena operativi, usciamo nella ventosa cittadina e ci mettiamo in cammino verso il Mirador del Fitz Roy. Il trekking è abbastanza agevole, circa 1.30 ore, ma nel frattempo la montagna si è nuovamente nascosta tra le nubi, e la visuale è solo parziale. Rientriamo in hotel e tentiamo di entrare in uno dei ristoranti consigliatoci, ma siamo fuori tempo massimo, la fila arriva in strada. Ripieghiamo sulla seconda scelta, la “Parrilla la Oveja Negra” che ci mette a disposizione uno degli ultimi tavoli rimasti. Il nome, parrilla (si pronuncia parrija, con la j francese) fa capire che il cavallo di battaglia è la carne alla griglia, che qui è un’arte. E infatti non sbaglia, il Bife de Lomo si fa dare del Lei. 

Domenica 30 Dicembre: oggi il trekking prevede la salita ai piedi del Cerro Torre, splendido monolite di “solo” 3000 metri, ma con la caratteristica di avere gli ultimi 900 metri di parete granitica. Alle storie di alpinismo legate a Cesare Maestri, Walter Bonatti, Tony Egger, su chi sia stato il primo a conquistarne la vetta, il regista Werner Herzog ha girato qui il film “Grido di Pietra”, per la bellezza di questa montagna. Le 3 ore di salita passano velocemente, ma la montagna si nasconde parzialmente tra le nubi; resta comunque la splendida visione della laguna glaciale ai suoi piedi, piena di iceberg galleggianti.

Lunedì 31 Dicembre: oggi avremmo voluto fare un altro trekking in quota, ma il tempo è pessimo e la visibilità molto scarsa. Decidiamo di raggiungere il centro visitatori, per chiedere informazioni e curiosità ai rangers del parco. Poi un po’ di shopping per negozi, prima di riprendere il bus che ci riporterà a El Calafate. In realtà abbiamo il biglietto per l’ultima corsa delle 17, ma vista la giornata, riusciamo a cambiarlo con la corsa delle 13. Questo ci consente di raggiungere El Calafate nel pomeriggio, ovviamente alla Posada che ormai sentiamo casa nostra. Ottima cena preparata da Federico, non abbiamo nessuna voglia di fare cenoni in ristoranti esterni.

Martedì 1 Gennaio: il taxi prenotato da Claudia arriva puntuale alla Posada, controlliamo che il tasso alcolico del post cenone dell’autista sia adeguato e si parte, direzione Ghiacciaio Perito Moreno. Crediamo che sia un ottimo modo per iniziare l’anno nuovo; la sua fama lo aveva preceduto, ma la meraviglia non è solo il fatto di poter percorrere i 4 km di passerelle per vederlo da ogni angolazione, ma constatare quanto sia vivo! Scricchiolii continui, tonfi di pezzi di ghiaccio più o meno grossi che si staccano e cadono in acqua, generando piccoli Tsunami. Alla fine della giornata, abbiamo collezionato 3 distacchi di grossi pezzi di ghiaccio, oltre ai molteplici minori. Torniamo dal nostro tassista, che ci ha aspettato per 4 ore nel parcheggio, e rientriamo a El Calafate. La giornata potrebbe anche concludersi così, ma abbiamo ancora voglia di uscire, e tra centro e Laguna Nimez di nuovo, facciamo venire ora di cena, ovviamente a “casa”.

Mercoledì 2 Gennaio: mattinata dedicata allo shopping, per poi trasferirci all’aeroporto. Volo El Calafate – Buenos Aires, continuando poi per Iguazù. L’impatto serale con il clima è impegnativo; passiamo dai 10 gradi con vento del sud, ai 35 afosi di Iguazù. Troviamo un taxi per raggiungere l’hotel; nel tragitto, l’autista ci propone un pacchetto completo, con tutti i trasferimenti che abbiamo programmato, ad un prezzo molto vantaggioso, che accettiamo. Arriviamo all’Hotel Grand Crucero in tarda serata; check in, cena a buffet nel ristorante e a letto.

Giovedì 3 Gennaio: il taxi ci viene a prendere in hotel come concordato, raggiungiamo l’ingresso al Parque Nacional Iguazú (il nome deriva dalla lingua Guarani, Y=acque Guasu=grandi), folla oceanica, ma riusciamo a fare i biglietti abbastanza in fretta e ad entrare. Un trenino conduce i visitatori all’inizio delle passerelle, e quando si giunge nei pressi delle prime cascate, ci si rende subito conto di che meraviglia siano. Le passerelle, con i circuiti superiore e inferiore, portano sopra e sotto le cascate, per ammirarle da ogni angolazione. Terminati i primi 2 itinerari, prendiamo di nuovo il trenino verso la destinazione finale, la Garganta del Diablo. Sarebbe un peccato definirla “dulcis in fundo” perchè mancherebbe di rispetto alle cascate precedenti, ma questo ferro di cavallo largo 700 metri e profondo 150 lancia i propri schizzi a grande distanza, e nella parte finale della passerella si fa volentieri la doccia, visti i 38 gradi di temperatura. Il trenino ci riporta all’uscita, e l’autista all’Hotel. 

Venerdì 4 Gennaio: non può sempre andare tutto bene, l’imprevisto ci vuole. Oggi il programma prevede l’attraversamento della adiacente frontiera brasiliana, per vedere le cascate da una prospettiva completamente diversa dal versante carioca. Partiamo con il nostro solito autista, ma dopo poco siamo costretti a fermarci dalla polizia, che ci informa di un blocco della circolazione organizzato dalla popolazione locale per protestare per la mancanza di acqua nel 70% delle abitazioni della città, paradosso se si pensa alla incredibile quantità d’acqua che ogni giorno si tuffa dalle vicine cascate. Capito che il blocco si protrarrà tutta la giornata, ed avendo il volo di rientro a Buenos Aires in serata, cambiamo programma in corsa. Ci facciamo portare dal nostro taxi driver all’ Hito tres fronteras, ed il nome dice tutto; dalla colonna con i colori argentini, si vede a poche decine di metri sulla riva opposta il Brasile, leggermente più a sinistra il Paraguay. Ovviamente ci sono bancarelle, ma il luogo è comunque suggestivo. Ci incamminiamo verso il porto fluviale della città, dal quale partono chiatte per il Paraguay e mini crociere. Passiamo dal modesto e poco interessante centro città e rientriamo in hotel, nella piscina panoramica al 7° piano, in attesa di sviluppi dal nostro autista. Tempo scaduto, ci facciamo portare in aeroporto, e partiamo verso la capitale, taxi e solito Ibis Hotel Obelisco. 

Sabato 5 Gennaio: lasciamo le valigie in hotel dopo il check out, e ci avviamo alla vicina sede del Sightseeing bus, acquistiamo i biglietti, e ci facciamo trasportare dal bus scoperto in prima fila nei vari quartieri della città, ascoltando l’audioguida che commenta i luoghi e la loro storia. Scendiamo a visitare i quartieri non ancora esplorati, come Palermo, Boca ed il Caminito, vediamo la Bombonera, stadio del Boca Junior, ed il Monumental, stadio dei freschi vincitori della coppa Libertadores del River Plate. In particolare, facciamo una visita allo stupendo cimitero monumentale della Recoleta, che ospita le tombe della maggior parte dei personaggi illustri argentini; molti visitatori vagano curiosi tra i vialetti, ma tutti sono attratti da una cappella non molto appariscente della famiglia Duarte, che ospita le spoglie di Evita Peron, alla quale i Porteñi portano ancora lettere e oggetti per manifestare la loro stima alla “First Lady”.

  

A pranzo era rimasto ancora un must che non avevamo ancora assaggiato; la Provoleta, nel nostro caso ricoperta di Chimichurri; è buonissima, ma digerirla è tutto un’altro discorso. Rientriamo in hotel per cambiarci d’abito e via verso l’aeroporto Pistarini di Ezeiza. Partenza alle 23.30, destinazione Madrid

Domenica 6 Gennaio: arriviamo a Madrid con 1 ora di ritardo, già la coincidenza è stretta, quindi di corsa al capo opposto dell’aeroporto. Arriviamo al Gate, entriamo, e l’hostess chiude l’imbarco. Per un pelo!