Namasté, India

Giungete le mani e dite “Namasté”. Significa: “Io onoro in te il luogo dove risiede l’intero universo. Se tu sei in quel luogo in te, e io sono in quel luogo in me, siamo una sola cosa”. 

Leo Buscaglia

Nel nostro girovagare in India, soprattutto nel Rajasthan, abbiamo visto tanta miseria mescolata a luoghi di rara bellezza, alcuni posti maleodoranti ma tanti buoni odori di spezie e incensi. Sulle strade vagano milioni di mucche, intoccabili per gli Indù; le donne, anche le più povere, vestono Sari coloratissimi, che mettono allegria, mentre il traffico di auto e moto ha regole stradali particolari, anzi, non ne ha proprio! Che contraddizione l’India; è una potenza spaziale, ha la bomba atomica, cervelli informatici e matematici straordinari e nello stesso tempo ha strade impraticabili e la stragrande maggioranza del suo miliardo e mezzo di abitanti che vive in estrema povertà. Eppure è difficile non restare colpiti da questo stato-continente, dal suo cibo, dal contrasto tra la sua miseria ed il suo fascino, tanto che fa venire voglia di tornarci per approfondire meglio. Namasté, India

13 giorni, 2 partecipanti

Costo a partecipante 1900 Euro 

Volo: Emirates Bologna-Dubai-Delhi 506 Euro

Organizzazione Evaneos di programma indicato da noi: autista privato, hotels, guide, ingressi, tutto compreso 1270 Euro

Escluse solo le cene e le mance

 

Notizie Utili

Salute:niente da segnalare. Attenzione a non mangiare verdure o frutta per strada lavata con acqua infetta, per pericolo dissenteria e bere solo acqua in bottiglia. Noi non abbiamo avuto nessun problema.

Visti: obbligatorio procurarsi il visto di ingresso prima della partenza, che si ottiene facilmente online sul sito          https://www.e-visa-indian.com/IT/

Documenti: necessario il passaporto

Sicurezza: nel nostro itinerario non abbiamo mai incontrato problemi, e non abbiamo mai avuto a che fare con episodi rischiosi, truffe o altro. Non ci siamo mai sentiti in pericolo.

Moneta: la moneta ufficiale e la Rupia, ad aprile 2019 il cambio era di 78 rupie per 1 euro; noi abbiamo scambiato euro in agenzie di cambio fuori dall’aeroporto, per avere un cambio più vantaggioso. Per quanto riguarda le carte di credito vengono accettate negli hotel e nei ristoranti, ovviamente bisogna avere moneta locale nei mercati, se si utilizzano Tuc Tuc o Risciò.   Le mance sono ben accette.

Fuso orario: + 4,30 ore rispetto all’Italia, + 3,30 quando in Italia vige l’ora legale.

Elettricità:abbiamo visto prese di vari tipi, ma negli hotel la prevalenza è di spine universali; tuttavia è meglio dotarsi di un adattatore.

Abbigliamento: vestiti leggeri, ma è meglio avere un paio di pantaloni o gonne lunghe per le visite ai luoghi sacri.

Circolazione stradale: un proverbio indiano dice che “per affrontare un viaggio in India servono 4 cose: un buon autista, dei buoni freni, un buon clacson e buona fortuna”. Le precedenze non esistono, il primo che mette il muso del proprio mezzo davanti all’altro passa. Il sorpasso è un diritto che, una volta acquisito, dà pieni poteri; quindi si inizia il sorpasso anche se arriva qualcuno in senso opposto, gli si lampeggia, e se ci stiamo tutti e tre bene, altrimenti si ferma chi arriva dalla direzione opposta. Stiamo esagerando? Provare per credere. Inoltre, vigliacchissime cunette per limitare la velocità appaiono dal nulla in mezzo al niente; se volete viaggiare in auto, è meglio farlo con un autista fidato!

Diario di viaggio

Sabato 13 Aprile: Partenza da Bologna con volo Emirates per Dubai, sosta di 4 ore e partenza per Delhi

Domenica 14 Aprile: Arrivo a Delhi in perfetto orario; l’agente locale ci aspetta all’uscita, ci fornisce i voucher per gli hotel e tutte le informazioni che ci servono. Facciamo la conoscenza dell’autista, che starà con noi tutto il tempo, cambiamo Euro con Rupie in una agenzia di cambio consigliataci dall’agente a ottime condizioni, e partiamo verso la prima destinazione, Mandawa. Arriviamo al Mandawa Castle Hotel, ricavato all’interno di un forte che è anche monumento nazionale, molto suggestivo. Doccia e un po’ di riposo, prima di incontrare la guida in lingua italiana, per la visita delle Haveli, abitazioni storiche di commercianti di pregevoli fatture, dove la ricchezza veniva ostentata con decorazioni e dipinti eseguiti con colori naturali. Per la cena, abbiamo già individuato il ristorante Monica Rooftop,  a due passi dall’hotel (che ci viene anche consigliato dalla guida), sul tetto di una Haveli; prendiamo 2 piatti vegetariani da condividere, un Paneer Jalfrezi (a base di formaggio, verdure e spezie) e Navratan Korma (verdure miste speziate con riso), pane Naan e due birre grandi (siamo disidratati dai 36 gradi esterni). Tutto squisito, conto di 1300 Rupie (15 euro in 2).

 

Lunedì 15 Aprile: partenza per Bikaner, check in allo splendido hotel Narendra Bhawan, un 5 stelle ricavato in una residenza reale, dove veniamo accolti da un trombettiere in divisa. Incontriamo la guida, e dopo esserci sistemati in camera, partiamo alla scoperta della città. Prima tappa visita al Junagarh Fort, enorme castello e palazzo del Maharaja locale difeso da 1 km di mura di cinta. L’interno è perfettamente conservato, con pareti incastonate di pietre preziose e specchi, oltre a marmi, decorazioni e arredi, ne fanno una vera meraviglia. Usciamo per tuffarci nella città vecchia, nel mercato e al vicino tempio giainista di Bhandasar Jain, colorato e molto particolare. Rientriamo in hotel per un po’ di relax, al sole nella piscina sul tetto. Cena memorabile nel ristorante interno, con Makhmali Arbi (pollo in salsa di yoghurt, coriandolo e cipolla) e Murgh Sabramaniam (piatto vegetariano a base di colossia e spezie), accompagnato dall’immancabile pane Naan, sia semplice che all’aglio.

 

Martedì 16 Aprile: nel nostro itinerario avevamo previsto una attrazione particolare, il “Tempio dei Ratti”, così chiamato in quanto popolato da migliaia di topi, che secondo una leggenda locale altro non sono che la reincarnazione dei defunti del villaggio locale; dopo una chiacchierata con la guida, che ci ha ricordato che essendo un tempio si entra scalzi, l’idea di camminare con i roditori tra i piedi sui loro escrementi non ci ha entusiasmato, e quindi abbiamo chiesto al nostro fido autista Firosc di proseguire verso la prossima meta, Khimsar. Check in al Khimsar Fort, un hotel anche qui ricavato in una fortezza storica, caposaldo ai margini del deserto del Thar; l’hotel è splendido, lo esploriamo con calma, visitando anche la straordinaria collezione di auto e moto d’epoca appartenute al Maharaja locale. Come da programma, alle 17 una jeep ci accompagna nel deserto, dove ci aspettano i nostri cammelli per una uscita ad ammirare il tramonto sulle dune. L’escursione termina in una oasi, dove un avamposto del nostro hotel ci offre l’immancabile the speziato. Ceniamo a buffet in hotel, assaggiando un po’ di tutto; veramente squisito.

 

Mercoledì 17 Aprile: partenza per Jodhpur, la “città blu”, in quanto la maggior parte delle case della parte storica sono dipinte di blu. Prima tappa il meraviglioso Mehrangarh Fort, che domina la città dall’alto; anche questa è stata la residenza-fortezza del Maharaja locale, e con l’audioguida ne scopriamo la storia e le peculiarità. Le collezioni di sedili per elefanti,  di palanchini, di gioielli, l’armeria, la vista dalle mura, sono una più bella dell’altra. Usciti dal forte, ci dirigiamo con l’autista al vicino Jaswant Thada, cenotafio dei Maharaja  che i locali chiamano orgogliosamente il Taj Mahal di Jodhpur, costruito in marmo bianco; la location è affascinante, ed offre una splendida visuale del Mehrangarg Fort. Tocca ora al Sardar Bazar, centro vitale nella città vecchia intorno alla torre dell’orologio, che pullula di bancarelle e profumi di spezie ed incensi. Prima di rientrare in hotel, l’autista ci conduce in 2 luoghi richiesti da noi, un magazzino di tessuti, ed un emporio di spezie; la carta di credito viene messa a dura prova, ma ne vale la pena. A questo punto possiamo fare il check in al Ummed Hotel, per un po’ di relax in piscina. Cena (non indimenticabile) in hotel

 

Giovedì 18 Aprile: trasferimento a Jaipur, la “città rosa”. Prima di entrare in città però, sosta d’obbligo presso la casa della chef Manju, dove abbiamo prenotato una cooking class. Siamo in bassa stagione, e non ci sono altri allievi, quindi tutte le attenzioni sono per noi. Le preparazioni che impariamo a cucinare sono alcuni piatti popolarissimi indiani, in particolare il Daal Tadkaa (a base di lenticchie), Matar Paneer (a base di formaggio e piselli), e Dum Aloo (a base di patate), oltre al pane casalingo che abbiamo già mangiato tante volte, il Naan. Seguiamo con foto e appunti i passaggi, mentre contribuiamo alla lavorazione; terminate le cotture, ci accomodiamo a tavola per spazzolare via tutto ciò che abbiamo cucinato. Tutto delizioso e speziato, non vediamo l’ora di replicare i piatti a casa. Salutiamo la signora Manju e raggiungiamo l’hotel Shiv Vilas. L’hotel è un 5 stelle, lussuosissimo, ma…questa è la stagione dei matrimoni, e la bellissima camera con balcone che ci hanno assegnato dà direttamente sul palco dove sta per tenersi un concerto di una star indiana. Visto che la festa andrà avanti fino all’alba, chiediamo e otteniamo un cambio di camera nell’ala più remota dell’hotel.

 

Venerdì 19 Aprile: l’autista e la guida ci raggiungono in hotel all’orario stabilito. Mentre iniziamo la salita alla rocca cittadina, la guida ci propone un fuori programma, visitando un pozzo a gradini molto fotogenico. Raggiungiamo poi il sontuoso Amber Fort, sulla collina che domina Jaipur. La visita è molto interessante, in particolare il Palazzo degli Specchi, il Giardino Persiano, il Bagno Turco, tutti splendidi esempi di architettura indo-islamica talmente ben conservati che è facile immaginare come doveva essere la vita di corte a quei tempi. La visita continua nel City Palace, residenza reale di Jaipur (all’interno, Chandra Mahal o palazzo della luna, Mubarak Mahal o palazzo del benvenuto ed il palazzo del museo). Poco lontano, entriamo al Jantar Mantar, l’osservatorio astronomico costruito dal Maharaja astrologo nel 1728; sorprendente come le gigantesche costruzioni scandiscano il tempo e la posizione delle costellazioni proiettando l’ombra del sole o della luna. La visita si conclude al Wind Palace, uno degli edifici più fotogenici dell’India, che si trova nella città vecchia, dove tutti gli edifici sono dipinti di rosa. Rientriamo in hotel per una nuotata rilassante (ci sono almeno 40°), e oltre ai pochi turisti presenti, abbiamo la compagnia di una famiglia di scimmie che incredibilmente si tuffa nella piscina adiacente alla nostra dalle statue, fornendo uno spettacolo esilarante. Cena in hotel con un Chicken Biriani eccellente.

Sabato 20 Aprile: lungo trasferimento, non tanto per la distanza, quanto per la pessima qualità della strada, 6 ore per percorrere 240 km. Finalmente arriviamo al Tigress Resort and Spa a Ranthambore, destinazione fortemente voluta da noi per tentare di vedere dal vivo la tigre. Questa foresta, storicamente territorio di caccia dei Maharaja, è uno dei pochi luoghi in cui è possibile vedere questi straordinari felini, ma la guida ci conferma ciò che sapevamo già; in questo periodo fa già troppo caldo, e le tigri si muovono alle prime luci dell’alba o al tardo tramonto, quando le temperature sono più accettabili. Il primo safari è alle 15, fa un caldo tremendo; saliamo sulla Jeep dove incontriamo gli altri 3 ospiti, una simpatica coppia di portoghesi ed uno statunitense, oltre all’autista ed il ranger; entriamo nella riserva e dopo pochi minuti il primo essere vivente che incontriamo, a pochi metri di distanza, è lei, uno splendido esemplare femmina di tigre; la macchina fotografica deve fare gli straordinari, siamo talmente carichi da essere quasi commossi. Al rientro in hotel, solita passata in piscina per rinfrescarci, e ottima cena a buffet.

 

Domenica 21/4, giorno di Pasqua: beh, allora non è vero che è così difficile vedere le tigri! Invece si; dei due safari odierni, uno all’alba e l’altro al tramonto, nemmeno l’ombra di una tigre; giriamo in lungo e in largo la riserva, in 2 zone diverse, cambiando panorami, ma dei felini nessuna traccia; questo ci fa apprezzare ancora di più l’incontro del giorno prima. 

 

Lunedì 22/4: lasciamo lo stato del Rajasthan, non prima però di aver fatto una piccola deviazione a Mandawar per visitare un pozzo a scalini ancora più grande di quello visitato a Jaipur. Raggiungiamo poi la capitale del Uttar Pradesh, Agra. Check in al ITC Mughal, incontro con la guida, e via. Visto che siamo in anticipo sulla tabella di marcia, la guida decide di condurci subito al Taj Mahal, previsto per il giorno dopo, in quanto nel tardo pomeriggio è meno affollato. Se si pensa che ogni anno 6,5 milioni di visitatori assaltano il complesso, patrimonio Unesco e considerata la più bella delle nuove sette meraviglie del mondo, può essere una buona idea. Le foto le hanno viste tutti, ma dal vivo, toglie il fiato; la luce perfetta del tardo pomeriggio, il bianco smagliante dei marmi, gli altorilievi e bassorilievi in marmo, le decorazioni con pietre preziose, non c’è un dettaglio da perdere. Usciamo a malincuore quando abbiamo sfinito la macchina fotografica, per attraversare il secondo fiume sacro indiano dopo il Gange, lo Yamuna, ed entriamo nel giardino Mehtab Bagh. Siamo in compagnia di un sacco di turisti, radunatisi qui al tramonto per lo scatto perfetto del Taj Mahal dall’altra parte del fiume; spettacolo! Rientriamo in hotel per una ottima cena a buffet.

 

Martedì 23/4: completiamo la visita di Agra visitando il Forte Rosso, imponente e nello stesso tempo elegante forte-palazzo del Maharaja, con giardini persiani e decorazioni che richiamano il Taj Mahal; infatti, il Maharaja ha costruito entrambi gli edifici, il forte per viverci, l’altra meraviglia è invece la tomba della adorata moglie. La leggenda dice che il sovrano volesse costruire una copia identica del Taj Mahal in marmo nero sull’altra sponda del fiume, ma il figlio lo ha deposto e imprigionato prima che potesse costruire l’opera; non osiamo pensare quale sarebbe stato il risultato finale. Rimane il tempo per visitare il mercato delle spezie, ma è ancora presto, molti commercianti non hanno ancora aperto; il traffico è caotico, ma l’unico incidente che abbiamo è con una mucca, che spaventata da un urto con un carretto di un ambulante, si è appoggiata pesantemente alla portiera dell’auto, senza creare danni però. Congediamo la guida, e partiamo verso la capitale per l’ultima tappa del viaggio. Arriviamo a Delhi, la megalopoli da 20 milioni di abitanti capitale dello stato. Dopo il check in al Wood Castle Grand, salutiamo il fido autista ed abbiamo il pomeriggio libero; usciamo nel caldo torrido (42°) e ci avviamo a piedi verso un centro commerciale; per gli indiani è inconcepibile camminare per raggiungere un luogo, ed infatti tutti i Tuc Tuc che passano ci chiedono se vogliamo un passaggio, che gentilmente rifiutiamo. Nel centro commerciale facciamo alcuni acquisti, e uscendo, visitiamo il parco pubblico adiacente, che ha una piccola analogia con Central Park a New York; mentre nel parco americano al centro ci sono diversi campi pubblici per giocare a baseball, qui ci sono diversi campi dove i giovani locali giocano a cricket, il secondo sport nazionale dopo l’hockey su prato. Ci fermiamo a guardare qualche scambio, prima di rientrare in hotel per la cena.

 

Mercoledì 24/4: la guida ed un nuovo autista ci vengono a prendere in hotel, e cominciamo la visita di Delhi partendo dalla gigantesca Moschea di Jama Masjid, con minareti di oltre 40 metri e cupole enormi. Usciti dalla moschea, prendiamo un risciò a pedali, e ci tuffiamo nel caos cittadino per raggiungere il vicino mercato delle spezie; l’odore e forte ma delizioso, e molti venditori bruciano incensi che rendono l’atmosfera fumosa. C’è grande fermento, passano carretti colmi di sacchi di spezie, e visitiamo anche gli “alloggi” dei commercianti. Raggiungiamo poi Lal Qila, il locale Forte Rosso, bello da vedere all’esterno, ma la guida ci sconsiglia la visita all’interno in quanto poco interessante. Andiamo invece a rendere omaggio al cenotafio di un altro dei personaggi che hanno fatto la storia del secolo scorso, il Mahatma Ghandi. Vediamo da fuori il Rashtrapati Bhavan (Palazzo Presidenziale), e l’India Gate, l’arco di trionfo che commemora le 90 mila vittime indiane della prima guerra mondiale e della guerra anglo-afgana. Ultima tappa al Qutab Minar, sito patrimonio Unesco, è il minareto più alto del mondo, costruito in mattoni. Tempo scaduto; salutiamo la guida, e l’autista ci accompagna all’aeroporto Indira Ghandi per il volo di ritorno, in tarda serata. Namasté, India.

Giovedì 25/4: arriviamo a Dubai all’una di notte. Abbiamo prenotato una “camera” in una nuova struttura all’interno dell’aeroporto, lo Sleep ’n fly Sleep Lounge; si acquista un pacchetto di 6 ore, il nostro era dalle 23 alle 5 del mattino, ma evidentemente ci sono spazi liberi, e alla reception ci estendono l’orario fino alle 7 del mattino. Noi abbiamo preso la camera con un piccolo letto matrimoniale (a parte una sveglia a parete a display, un comodino e l’aria condizionata, non c’è altro); l’alternativa sono delle poltrone reclinabili all’interno di gusci monoposto. Dormiamo, alle 9.30 abbiamo il volo per Bologna, che arriva nell’aeroporto felsineo in perfetto orario.